Il pregiudizio non assume mai una valenza positiva. Anche se praticamente nessuno ne fa a meno per orientarsi nella vita di tutti giorni. La morale delle fiabe della buonanotte era sempre di non dare confidenza agli sconosciuti, soprattutto se neri. Pregiudizio è, quindi, anche quel valutare prima per evitare di prendere fregature. Insomma:

A far male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Ma come non ci stancheremo mai di ripetere, correlazione non è causazione

Infatti quest’accezione vagamente positiva del termine non è riportata nei vocabolari. Ragion per cui la società civile si ritrova concorde nel vituperare chi usa esercitare malevolmente il pregiudizio. È il caso di un giudice di Napoli, che chiede all’avvocato Hillary Sedu di mostrargli il tesserino. Non è un caso che l’avvocato in questione fosse nero. C’è chi prova a difendere la richiesta del giudice, facendo leva su una presunta buona fede del togato che si è macchiato dell’atto pregiudizievole.

La laurea in giurisprudenza è una di quelle che non è quasi mai valida al di fuori del proprio Paese. Ma ‘ovviamente gli scemi ci devono vedere il razzismo perché è nero, se fosse stato bianco non fregava un c***o a nessuno giusto?

Come se il colore della pelle fosse indicativo della cittadinanza. Per aggiungere un’ulteriore aggravante a un fatto increscioso, visto il tesserino il giudice ha anche chiesto all’avvocato se fosse laureato. Come se fosse possibile in Italia essere iscritti all’ordine dell’avvocatura senza laurea in giurisprudenza. Il tutto prima ancora che si iniziasse a discutere il caso. E sì, ha ampiamente ragione il nostro blaster: se fosse stato caucasico nessuno gli avrebbe chiesto il tesserino. Il vittimismo dei privilegiati ha anche un po’ stufato.