La questione della legalità dei movimenti sul globo terracqueo è faccenda molto delicata. Se la clandestinità è un reato, diventa difficile per gli abitanti dei Paesi del terzo mondo fuggire dalle guerre dalla fame. Nessuno starà qui a dire che sia semplice governare e normare il multiculturalismo delle moderne democrazie occidentali. Ma almeno sarebbe auspicabile che si tenesse ferma una scala di valori che non ci faccia divenire delle bestie. Oppure che non ci spinga ad avere dei pregiudizi. Giusto ieri abbiamo parlato del pregiudizio di un giudice verso l’avvocato Hillary Sedu. Oggi andiamo a parlare di un blast firmato da Emiliano Rubbi sotto un suo posto del 2 febbraio.

Ecco il testo del post:

Romulo Sta Ana aveva 47 anni ed era originario delle Filippine. Aveva recentemente perso il lavoro, come la moglie, ma per sua fortuna era riuscito a trovarne un altro. Purtroppo, però, il nuovo lavoro era piuttosto saltuario e non bastava a mantenere la sua famiglia, composta da una moglie e tre figli. Quindi aveva deciso di fare anche il rider, per arrotondare. La moglie Leanne ha dichiarato che Romulo lavorava per 15€ a sera. Sabato scorso è stato investito da una macchina, subito dopo aver ritirato una consegna dal McDonald’s, a Montecatini. Ed è morto sul colpo.
In pratica, è morto per una busta di cartone piena di hamburger e patatine e per 15€ in più da portare a casa.
Ditelo alla Boralevi. Magari lo spiega lei, ai tre figli di Romulo, che se il papà non guadagnava 4000€ al mese facendo il rider è solo perché era uno sfaticato che non si impegnava abbastanza.

La Boralevi è la giornalista de La Stampa che aveva diffuso la bufala sul commercialista che aveva iniziato a fare il rider durante la pandemia. Romulo Sta Ana, d’altro canto, non è né il primo né l’ultimo rider che muore sul lavoro. È sempre bello vedere come dietro al buonismo dei nazionalisti si celi il paternalismo colonialista.