Eutanasia, Adinolfi, Glovo e il blast

Sono giorni intensi, nel dibattito pubblico. L’avvenuta morte di “Mario”, nome con cui era noto Federico Carboni, ottenuta tramite suicidio assistito grazie a un farmaco assunto, è stata possibile grazie all’impegno dell’Associazione Luca Coscioni.

“Mario” ha potuto trovare la pace grazie ad un macchinario che gli ha iniettato il farmaco, un macchinario completamente a suo carico che è costato 5000 euro ed è stato acquistato grazie a una raccolta fondi dell’Associazione. Il caso ha tenuto vivo il dibattito sul suicidio assistito in Italia, e soprattutto è stato il primo in Italia ottenuto dopo una lunga battaglia legale.

L’argomento divide la politica, con una ferma opposizione da parte del centrodestra e delle forze conservatrici rappresentate soprattutto da Mario Adinolfi.

Il 16 giugno Mario Adinolfi twitta il suo dissenso:

I media festeggiano come epocale il fatto che in Italia un disabile “finalmente” si sia tolto la vita con l’autorizzazione dello Stato. Con il macchinario per uccidersi consegnato a domicilio, come fosse un Glovo. Oggi è un giorno triste per l’Italia.

Tra i commenti piovono le polemiche, specialmente dagli stessi twittatori diversamente abili che lo invitano a tacere su argomenti che non può conoscere. Ci sono, inoltre, quelli che gli ricordano che ognuno dovrebbe essere libero di decidere per la propria vita. Tra questi c’è BadMedic, che lo tocca pianissimo:

Ognuno di noi risponde della propria vita direttamente a Dio. Non giudicare le sofferenze altrui, pensa a quello che ci costringi a subire ogni volta che Twitter ci sboccia sulla home le tue stron*ate. E Glovo è un servizio di consegna, non oggetto che si consegna.

Potrebbe andare peggio: potrebbe piovere.

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