Dall’inizio del terzo millennio ci sono state ben due crisi economiche che hanno messo letteralmente in ginocchio l’economia mondiale. Non ancora pienamente ripresi dagli effetti sul lungo termine del crack finanziario del 2008, ecco che la pandemia promette di portare il mondo intero a una recessione ben peggiore di quella del 1929. La compiuta globalizzazione ha fatto il suo da questo punto di vista. Essendo le economie dei vari continenti fortemente intrecciate e interdipendenti, la paralisi degli spostamenti condiziona, almeno in parte, quella dei commerci. Sono varie le ricette che vengono proposte per porre rimedio a una situazione davvero disperata. La linea (almeno apparentemente) sovranista della Lega e di Fratelli d’Italia attualmente riscuote non poche simpatie.

Insomma, cosa c’è di male nel suggerire ai propri elettori di ‘comprare italiano’ per aiutare l’economia nazionale? Assolutamente niente.

Cosa c’è di male in linea di principio nell’obbligare la pubblica amministrazione a comprare solo automobili prodotte in Italia? In linea di principio: assolutamente niente, di nuovo.

La proposta, tanto ingenua, si scontra con la dura realtà dei fatti. Luca Bottura ricorda a Matteo Salvini che l’unica automobile interamente prodotta in Italia è la DR. Il gruppo Fiat ha degli stabilimento sul territorio nazionale, ma ad F.C.A. è rimasto davvero poco per essere considerata un’azienda italiana. Insomma, le richieste dell’opposizione leghista si assestano per l’ennesima volta sul piano della polemica sterile. La DR produce in Italia, ma i pezzi sono cinesi. F.C.A. produce poche cose in Italia e paga le tasse altrove. Forse dovremmo iniziare a credere che l’amor patrio sia solo una mera apparenza.

Anzitutto per la scarsa conoscenza della situazione produttiva del settore automobilistico.

In secondo luogo, per la conoscenza della lingua italiana.