È di ieri la notizia di una donna che aggredisce un membro delle forze dell’ordine, dopo essere stata fermata perché sprovvista di mascherina. Sotto il post di Repubblica si è creata una discussione molto accesa. C’era chi criticava per l’errore di battitura nel titolo di un quotidiano di tiratura nazionale. Alcuni hanno invocato la ghigliottina per la fuori legge.

Infine, la voce della verità. Un medico lascia un commento in cui serpeggiano disperazione, indignazione, costernazione, insieme a tanto buon senso.

«Sembra che vi stanno chiedendo di indossare la muta da palombaro, invece si tratta soltanto di usare piccoli accorgimento per proteggere se stessi e gli altri. Volete tanto tornare alla vita ‘normale’ (che poi, da psichiatra lasciatemelo dire, tanto normale non era, anche perché ha prodotto gente come voi e questa società qua)? Allora perché non contribuite, con quel poco che vi viene chiesto, a facilitare e velocizzare questo percorso? Vi contraddite e non ne siete minimamente consapevoli. Dinanzi ai vostri demenziali atteggiamenti, mi chiedo a cosa sia valso l’impegno, e in taluni casi persino il sacrificio, di tanti colleghi e infermieri e sanitari tutti. Per me, è  ogni giorno più dura tenere fede al Giuramento di Ippocrate. Lo confesso apertamente. 
Ci insultate, ci aggredite, ci denunciate, ignorando che anche noi siamo umani, imperfetti e perfettibili come tutti, e che, spesso, per dare a voi la priorità, priviamo molto alla nostra vita personale. Nessuno vi chiede riconoscenza, lo abbiamo scelto liberamente, ma almeno un po’ di civismo, quello sì».

Una boccata d’ossigeno. Ovviamente non poteva mancare il nomask di turno.

«No no è un simbolo di sottomissione, quindi la indossassi chi vuole essere schiavo»

La mascherina. Un simbolo di sottomissione. La mascherina.

La risposta dello psichiatra è una stilettata che farebbe male a chiunque riuscisse a capirne il contenuto. Ottimo blast.

«Mi raccomando però, tu che sei più dritto degli altri e non ti sottometti: qualora venissi contagiato rivolgiti al San Raffaele, divisione Solventi (cioè quelli che pagano), non andare a rompere il cazzo ai medici pubblici come me. Che comunque ti curerebbero lo stesso. Fenomeno».