So buoni 40 minuti che cercó de fa dormì Celestona.
Essendo un femminone de 9 mesi e quasi 10 kg, co la forza de un lottatore de sumo, falla addormentá non è propriamente na passeggiata de salute. A Celestona infatti, le ninne nanne nun je piacciono. Lei viene frullata in braccio al ritmo dei beastie boys e ogni tanto dei Daft Punk. Io ho du braccia ormai che John Cena per favore vamme a pulì il terrazzo.
Oggi comunque Celestona nun vole dormì, vole scassà i cuscini della poltrona e anche qualcos’altro che però nun posso dì perché pare brutto.
Fino a 10 minuti fa. Dieci minuti fa, vedo la palpebra calare. I Daft Punk se fanno meno prepotenti, il dondolio delle braccia più delicato. Celestona sta per incontrare Morfeo.
Ma.
C’è sempre un “ma”.
Mai na storia a lieto fine.
MA.
Entra in camera Lady Cozza e con una voce che il mio cervello ha registrato con l’etichetta di “GRANCASSA” esclama perentoria, quasi dittatoriale
“In questa casa non si campa. siamo in pochi. Ho bisogno di fratelli. Possibilmente gemelli così anche voi sarete impegnati che siete sempre senza fare nulla.”
Svegliando definitivamente Celestona che ha ripreso a scassare i cuscini, mandando in pensione ogni residuo di velleità materna e facendo affiorare nel mio cervello un poderoso e potentissimo “A SORETA”. Che effettivamente è pertinente pure in senso stretto stavolta.